Abrogare la pubblicità dei prezzi consigliati dal decreto accise equivale ad uno “scudo”
Questa non si era ancora mai vista: mentre i loro listini continuano ad aumentare, l’associazione degli industriali italiani del petrolio chiede pubblicamente, a mezzo stampa, l’aiuto dell’Antitrust, plaudendola, per poter continuare a nascondere ai consumatori i “prezzi consigliati” dei carburanti, vale a dire di cui loro sono interamente responsabili.
Una mossa spericolata quanto disperata, ma che rischia seriamente di mettere in imbarazzo la stessa Autority che, a regola e nelle aspettative dei consumatori, dovrebbe vigilare proprio sui comportamenti dei petrolieri per impedire pratiche anticoncorrenziali e speculazioni vietate.
La pubblicazione sui siti internet delle aziende dei prezzi consigliati -ricordano Faib Confesercenti e Fegica in una nota congiunta- è elemento indispensabile per consentire ai consumatori di comprendere come si forma realmente il prezzo dei carburanti che pagano ai distributori e agli Organi di controllo di avere un elemento di conoscenza immediato per risalire la filiera ed individuare tempestivamente eventuali movimenti speculativi.
Si tratta – prosegue il comunicato sindacale – di uno degli argomenti trattati nel corso dell’audizione svolta presso la VI Commissione del Senato, a cui è stato affidato l’esame dell’A.S. n. 1845, volto alla conversione in legge del DL 33/2026, cosiddetto “taglia accise”.
L’obbligo di pubblicazione dei prezzi consigliati è essenziale per garantire trasparenza, corretta attribuzione delle responsabilità e tutela del consumatore.
Le previsioni introdotte dal decreto -che, per quanto vigenti da settimane, non risultano ancora essere attuate – non incrementano in nessun modo i rischi anticoncorrenziali rispetto allo stato delle cose attuale, se è vero, come è vero, che oltre il 93% degli impianti praticano prezzi al
pubblico coincidenti con quelli consigliati e che i prezzi praticati sono già da anni obbligatoriamente pubblicati sul sito ministeriale e costantemente monitorati proprio dalle aziende per misurare i prezzi dei competitors (cfr. nota tecnica nel file pdf).
Inoltre, i Gestori hanno rinnovato anche ai Senatori della VI commissione la sollecitazione a inserire nella legge di conversione al loro esame, il testo del ddl di riforma del settore pronto da tempo e che il Mimit non riesce a trovare la forza di portare in Consiglio dei Ministri, per l’opposizione proprio dell’industria petrolifera.
Testo -conclude la nota di Faib e Fegica- che potrebbe e dovrebbe coerente accompagnare con interventi strutturali e di prospettiva, le finalità che il decreto emergenziale può solo affrontare con misure straordinarie e temporanee.
